È la storia più elegante che possiamo raccontarvi in questo momento. Un saggio sulle primavere soleggiate. Un fenomeno inaudito, ma sostanzialmente vero. La bellezza della lettera che si fa comprendere, la catena di congiunzioni pari che illumina i volti dei saggi, le teste dei saggi, le loro solitudini davanti alle rocce, le forme, tutto ciò che si può immaginare o sospettare. Questa è la verità: un’ombra che nessun mortale può sopportare nella coscienza. O forse sì. Chi vorrebbe navigare il mare dell’incertezza, il mare della promiscuità? Chi capirebbe la decisione di esporre sempre il corpo sotto il riparo di un mezzogiorno oceanico. Colonne di palazzi senza travi che la luce proietta sui campi di ulivi e orzo. Non per morire, ma per chiudere gli occhi, per imprigionare lo sguardo, per ascoltare il silenzio. Per ascoltare tutto ciò che accade intorno. Non per pensare: per credere. Assolutamente. Sono nato per consolarti? Non lo so. Forse. Forse sono nato per farti riflettere, ma non per consolarti. Perdenti, persone che mentono ed entrano nelle cattedrali con aria solenne e triste, come se la vita gli dovesse qualcosa. Mio Dio, so che sei presente in questo luogo dove sto per entrare per chiederti che mia moglie non si leghi a nessun altro oltre a me. Che il gioiello mi abbracci, che abbiamo salute. Sono venuto, cosa ti aspetti di più? E un giorno nevicò in città. L’anno della nevicata, lo chiamano. Migliaia di uccelli morirono di freddo e di fame. «Va tutto bene», dissero. Ma gli uccelli morirono e i carrettieri provarono pietà per loro. Povere bestie. Poveri animali. I braccianti persero denaro; i datori di lavoro dissero di no. I datori di lavoro dissero che la nevicata non aveva portato loro alcun beneficio. Che invidia. Che disastro. I pub chiusero. I caseifici chiusero. Per i commercianti di fagioli andava ancora bene, perché la neve si stava sciogliendo. Andava ancora bene. Stai lontano. Fai le tue cose: prima o poi ti prenderanno e non risparmieranno alcun dettaglio. Lui era così, ha fatto così, mi ha detto, mi ha detto, era un demonio, non aveva anima. Ecco perché volevano che espongo di nuovo il corpo. Doveva andare così. Quest’anima che resuscita i più miserabili dei codardi. È così che lo volevano, ed è così che lo hanno ottenuto. Doveva succedere di nuovo. È la storia più elegante che possano raccontarti ora. Un saggio primaverile su un fenomeno senza precedenti, più o meno vero. La bellezza della lettera che si fa capire, la catena di numeri pari che illumina i volti dei saggi. Non cercare di cambiare nulla. La vita ha i suoi volti, ed è giusto e corretto lasciarli andare, tutti in una volta o poco a poco, non fa differenza. “Potser se’n riguen, potser et traeixen. Allò que val…” La polvere. Sollevare la polvere. Pulirla. Liberati, sorridi. Vai fino in fondo. Viaggia.
Dovrai perdonarmi per il modo in cui te lo sto dicendo, per quello che ho immaginato quando ho visto le nuvole che passavano e non riuscivo a credere che un’altra vita al tuo fianco fosse possibile, ora, ancora una volta. Ho pensato che viaggerò, è così che stanno le cose. Forse per piacere. Coccinella. Un po’ più di tempo al mare. Un po’ più di tempo al mare. Un po’ più di tempo al mare. Voglio ricucire le mie ferite. Un po’ più di tempo al mare. E riempire secchi con trucioli di legno. ‘Bird of prey, bird of prey, flying high, flying high, in the summer sky’.
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