En Marc Roca [bloc], promotor del mem, ja n'ha deixat testimoni.
[El mem de la catosfera]
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Correspondència
El president del Parlament de Catalunya, Ernest Benach [bloc], respon a la meva invitació del 4 de juliol amb Blocosfera.cat. El diputat de CiU al Congrés Carles Campuzano [bloc] també respon amb l'apunt El mem de la catosfera. En Marc Roca [bloc], promotor del mem, ja n'ha deixat testimoni. [El mem de la catosfera] El periodista, professor universitari i blocaire amic Toni Sellas em passa un mem. Mai no els responc per manca de temps, però en aquest —com que s'anomena "mem de la catosfera" i és interessant— hi participaré. La cosa diu:
Una vegada respost aquest mem, el passo als blocaires polítics Carles Campuzano, diputat de CiU al Congrés; Lourdes Muñoz, diputada del PSC al Congrés; Ernest Benach, president del Parlament de Catalunya, d'ERC; Raül Romeva, eurodiputat d'ICV; Marta López, candidata del PP a Caldes d'Estrac; i Alexis Vizcaino, militant masnoví de la CUP. Nota (d’en Marcús): Per tal de centralitzar TOTES les recomanacions, crec que pot ser útil que envieu un mail a markusrv@icab.cat amb l’enllaç de les respostes, i les aniré penjant en aquest apunt. Per no perdre el fil. Navego a l'espera que arribi tota la colla. Ja tenim la taula i les cadires a punt per a la revetlla. La música d'en Sisa, també. El sopar el prepararem sobre la marxa, amb les aportacions de tothom. Aprofito que triguen més del compte (havien dit que vindrien a les set!) per fer dissabte amb el correu electrònic. Últimament se m'acumula el de la setmana, i no hi ha manera de fer-hi net. Llegeixo un correu de la setmana passada que m'envia Albert Roig, director del diari andorrà Bon Dia. És el mitjà escrit amb més difusió i més lectors del Principat, i, a més, són abonats de l'ACN, tot sigui dit de passada. Em fa saber que ha escrit una anotació en el seu bloc sobre blocs i política en què m'al·ludeix, i de quina manera: Saül Gordillo, els poliblocs i els polítics andorrans. Resulta interessant el debat que s'ha generat. Moltes gràcies, Albert, per l'apunt. I queda pendent una trobada real... fora de la virtualitat. L'article del professor Ramon Tremosa a l'Avui: AENA amortitza com vol. El 1980, al número 44 de la candidatura del PSC al Parlament de Catalunya que encapçalava Joan Reventós Carner apareixia un tal Josep Montilla Aguilera, el mateix que lidera la candidatura del 2006 com a José Montilla Aguilera. Gràcies, Xavier. Dissabte, aquí: Montilla contra Montilla: s'albira la sociovergència Diumenge, Albert Sàez a El Periódico: Montilla contra Montilla Per cert, de l'entrevista d'aquest diumenge d'El País a Rodríguez Ibarra, em quedo amb aquestes frases: "Me aproveché de Zapatero en beneficio de Extremadura... Les dije a mis compañeros: 'Si quieren que me quede les va a costar dinero" Això ho diu qui més ha criminalitzat polítcament el peix al cove català. "El PSOE introdujo más de cien enmiendas en el Estatuto catalán porque había gente nuestra que estaba dispuesta a joder la marrana" Jo pensava que ja estava jodida. Només volia agrair i deixar constància dels comentaris que em fan els blocaires polítics Ramon Bassas (tinent d'alcalde de Mataró i primer secretari del PSC) ["Meme" de blocs]; Joan Antoni Baron (alcalde de Mataró, del PSC) [Polèmica i blocs, Menú d'alcalde i De bloggers]; Aintzane Conesa (regidora del PSC a Sant Cugat del Vallès) [Apunt literari]; Carlos Guadián (militant del PSC i blocaire expert en e-govern) [BlogDay06]; i Antoni Soy (alcalde d'Argentona i vicepresident del Consell Comarcal del Maresme, d'ERC) [L'aeroport d'una nació sense estat]; el novedós Esquerroscopi [Blog Day 2006]; i l'agitador sobiranista Xavier Mir (independent, d'Arenys de Mar) [El periodista Saül Gordillo beneeix la campanya per un estat propi, Per un estat propi: balanç de cinc dies de difusió, "Jo també vull un estat propi" arriba a la premsa! i Actualitat de la campanya "Jo també vull un estat propi"]. Em comença a preocupar que l'únic mèrit d'aquest bloc sigui l'extens llistat d'enllaços polítics... Gràcies a Yannick Valenti, "corresponsal" a Itàlia del Bloc sense fulls, podem llegir aquesta anàlisi de la política italiana i del nou govern multipartit d'esquerres de Romano Prodi, que relleva l'executiu de centre-dreta de Silvio Berlusconi. Dunque, come di sicuro sai, Prodi ha presentato la sua lista di governo e casualmente lo ha fatto esattamente dieci anni dopo il suo primo governo, nello stesso giorno (17.05.1996 - 17.05.2006). Molte facce sono le stesse, pochi sono i volti nuovi. Ce ne sono un paio insoliti e curiosi: l'ex-cassaintegrato FIAT P. Ferrero di Rifondazione Comunista (alle Politiche Sociali) e A. Bianchi degli indipendenti di sinistra in quota Comunisti Italiani, professore universitario di urbanistica e ammiratore di Castro (ai Trasporti). Ma questa lista di governo non ha mantenuto le aspettative rivoluzionarie della vigilia. Anzitutto è stata composta secondo la più tradizionale spartizione politica, riesumando e seguendo alla lettera il famigerato "manuale Cencelli". Così Mastella (Udeur) ha ottenuto il Ministero della Giustizia grazie ai suoi voti al Sud, e Ds e Margherita (soprattutto i primi) hanno ottenuto gran parte dei ministeri, viceministeri, sottosegretariati e via dicendo. Ancora una volta si è confermato il trend degli ultimi dieci anni che vede il numero dei funzionari di governo aumentare di legislatura in legislatura. Ormai sembra assestarsi ma siamo molto vicini alla soglia di 30 ministri e di 100 funzionari in generale. Uscito dal giuramento, Prodi ha affermato essere deluso in prima persona per non aver raggiunto solo il 25% di ministri donna e non il 30% come auspicava. Ebbene, 6 ministri su 26 sono donne (Berlusconi ne aveva 2), ma una sola - L. Turco (Ds) alla Salute - ha un ministero con portafoglio. Il vero problema però non è la semplice quota, quanto il valore della persona. Berlusconi, per esempio, ha eletto l'ennesima soubrette in parlamento, l'ex miss Italia M. Carfagna. Ora, spero vivamente che quest'ultima smentisca tutti i diffidenti - me per primo - e si dimostri una politica di razza, ma nella coalizione di maggioranza le personalità politiche femminili e le loro responsabilità sono di tutt'altro peso. 1) L. Turco (Ds) alla Salute è un'ottima politica con una lunga esperienza di governo (ministro per le pari opportunità dal '96 al '01) e opposizione. Il ministero che ha ottenuto rispecchia senza dubbio le sue capacità. 2) E. Bonino (Rosa nel Pugno) - penso la conosciate anche in Spagna - ha ottenuto solo il Commercio Internazionale e le Politiche Europee ma anche lei non si discute in quanto a capacità e caratura politica, e sono sicuro che riuscirà a rendere importante anche questo pur piccolo ministero. 3) R. Bindi (Margherita), è un altro cavallo di razza del centrosinistra. Cattolicissima e superdemocristiana, era stata un ottimo ministro della salute nei governi di centrosinistra tra il '96 e il '01, autrice di una riforma omaggiata da tutti. È anche una fedelissima sostenitrice di Romano Prodi. A lei è toccato il ministero della famiglia, uno dei tre misteriosi e per il momento vaghi ministeri in cui è stato diviso il Welfare (Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro). In una sola settimana ha scatenato un putiferio con due interviste - una al Corriere della Sera e una all'Avvenire (giornale ultracattolico) - in cui, non solo dichiarava definitivamente chiusa l'amicizia con G. Fioroni che le ha soffiato con bassezze e sotterfugi il ministero della pubblica istruzione, ma sosteneva anche (e con validi ragionamenti) di voler garantire assolutamente a tutti i cittadini il diritto alle unioni civili e alla famiglia. Se non ha le palle lei... 4) G. Melandri ha ottenuto lo Sport e le Politiche Giovanili. Se ne era già occupata nei due governi d'Alema e in quello Amato, e con Veltroni lanciò la linea che dava al calcio piena autonomia e che in questo momento è tanto criticata. Non si è lasciata impressionare dalle vicende di calciopoli è ha già detto che quella era la direzione giusta e non si cambia. 5) e 6) Le altre due donne ministro sono nuove alla politica nazionale (L. Lanzillotta e B. Pollastrini) ma sembrano avere un buon curriculum in seno ai partiti e alle politiche regionali, ma non conoscendole aspetto di vederle all'opera. 7) Da ultima ma non ultima c'è A. Finocchiaro, che non è ministro ma non va neanche dimenticata. Funzionario della Banca d'Italia, pretore della Repubblica, ex-ministro e personaggio politico di primo piano, Anna Finocchiaro è un fiore all'occhiello del centrosinistra, al punto che è stata candidata alla presidenza della Repubblica, ed è ora capogruppo dell'Ulivo in senato (Ds e Margherita insieme), guidando 101 senatori sui 159 della maggioranza. Ultimo problema introdotto dalla vicenda di Rosi Bindi sono le dichiarazioni dei neo-ministri. Appena eletti quasi tutti si sono lanciati in straordinarie dichiarazioni. Ponte sullo stretto, TAV, televisioni, mediaset, unioni tra omosessuali, pillole abortive, leggi sul lavoro, fecondazione, ritiri immediati dall'Iraq, in una settimana tutta l'Italia è stata riformata e rivoluzionata su giornali e tv. Ma non in parlamento. E nemmeno in senato, dove la maggioranza è così esigua che sono necessari un'impeccabile coesione e i voti di almeno due dei sette senatori a vita per ottenere qualsiasi cosa (la fiducia al governo è stato un ottimo esempio). Proprio per questo Prodi ha zittito tutti: "c'è un programma di governo da realizzare, basta salotti e interviste, testa bassa e pedalare". Ecco, questa sembra essere la vera certezza di Prodi: il programma di governo. Un almanacco di 286 pagine, preso in giro da tutti (ma sul sito di Prodi e dell'Unione ci sono delle schede riassuntive piuttosto chiare e brevi), e soprattutto firmato da tutti i partiti prima delle elezioni. Tutti dovranno attenersi strettamente al programma. Memore della caduta di governo firmata Bertinotti nel '98, Prodi si è voluto assicurare con questo salvavita. Ci sono un paio di altri accorgimenti da osservare. Oltre alle valide e fedeli donne ministro di cui sopra, va notato che i posti chiave in governo sono stati affidati a politici dei Ds e della Margherita vicini alla linea del premier (A. Parisi alla Difesa), convinti sostenitori del partito unico dell'Ulivo (Bersani alle Attività Produttive, Gentiloni alle Comunicazioni e E. Letta Segretario del Consiglio dei Ministri), o da ministri tecnici, competenti e autorevolissimi, e garanti di una politica più europeista (Padoa Schioppa all'Economia e Amato all'Interno). Ma soprattutto, a parte i casi di Diliberto dei Comunisti Italiani, e Bertinotti di Rifondazione Comunista, tutti i presidenti di partito fanno parte del governo: Pecoraio Scanio (Verdi) all'Ambiente, Di Pietro (Italia dei Valori) alle Infrastrutture, Rutelli (Margherita) ai Beni Culturali e Vicepremier - come aveva preteso - insieme a D'Alema (Ds) che ha gli Esteri, Mastella (Udeur) alla Giustizia e la Bonino (Rosa nel Pugno) che non è presidente del suo partito ma ne è l'elemento più rappresentativo. Sono tutti sulla stessa barca insiema a Prodi, o si rema tutti nella stessa direzione o si affonda. Queste sono le prime osservazioni sulla compagine di governo assemblata da Prodi, ora aspettiamo e pazientiamo, vedremo cosa sapranno fare. |
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