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La política catalana s'italianitza
sgordillo | enllaç permanent | dijous, 18 de maig de 2006 | 01:13h

Els ensurts de la política catalana, amb crisis i escàndols constants i una correlació de forces que requereix d'equilibris permanents (i més ara!), ha sacsejat el país després de 23 anys de calma pujolista. La retirada romana de l'exalcalde de Barcelona, Pasqual Maragall, abans d'assumir el repte ofert pels socialistes catalans perquè aspirés a la Presidència de la Generalitat ha donat peu a comparacions de Catalunya amb Itàlia. "La política catalana s'ha italianitzat", s'ha dit últimament. Les inestabilitats del tripartit, amb ruptura final, i l'embolic polític que envolta el referèndum per la reforma de l'Estatut d'Autonomia de Catalunya han disparat les comparacions amb els italians i la seva sempre complexa situació política.

Aquest dimecres Romano Prodi, il profesore,  ha jurat el càrrec com a primer ministre italià. Tenia al cap escriure al respecte quan he detectat que l'amic Joan Salicrú, periodista inquiet i prometedor de la sempre creativa premsa local mataronina, ha penjat aquesta anotació en el seu bloc de pinzellades íntimes. Salicrú orienta la seva mirada cap al multipartit italià, precisament el dia que Prodi prenia possessió d'un càrrec difícil d'aconseguir per a una barreja de sensibilitats progressistes, que han aconseguit descavalcar il Cavaliere, Silvio Berlusconi.

Dimarts em vaig escriure per mail amb un amic italià, Yannik Valenti, amb qui últimament debatíem sobre els paral·lelismes que s'han establert entre Prodi i Rodríguez Zapatero. El president espanyol va ser un referent de la duríssima campanya electoral, que va ser d'infart fins a l'últim recompte, fins a l'últim recurs judicial, a l'estil de l'escrutini de Califòrnia en la pugna Bush-Gore. La qüestió és que a Itàlia, Zapatero és una bèstia per als sectors conservadors per les seves mesures anticlericals, mentre que és admirat per les esquerres per la fermesa en l'aposta de retirar les tropes espanyoles de l'Iraq.

Doncs dimarts vaig rebre aquest correu de l'amic Valenti, que reprodueixo íntegrament amb el seu permís, és clar:

"ciao saul,

si anche la politica italiana è un bel casino...
Prodi lo aspettiamo tutti con ansia. Sappiamo tutti benissimo che questo è
un momento cruciale: se il governo cade la sinistra ci metterà anni a
riprendersi agli occhi degli italiani. Non per niente tutta la campagna
elettorale di berlusconi puntava sull'inaffidabilità di prodi e del suo
governo.

della coalizione quelli che mi fanno piu paura sono Mastella dell'UDEUR
(exDC - super DC) e la Rosa Nel Pugno (Emma Bonino, Pannella, Boselli -
socialisti laici). questi sono i due piccolissimi partiti che non hanno
preso praticamente voti, uno 1,6% e l'altro meno, ma continuano a chiedere
ministeri (la difesa tutti e due) e minacciano appoggio esterno o abbandono
della coalizione. Insomma sono i due partiti che ricattano.

Dei grandi passi sono gia stati fatti: Bertinotti presidente della camera
dei deputati (comunista e ex sindacalista), Franco Marini presidente del
senato (ex sindacalista) e Napolitano presidente della Repubblica (ex
comunista - primo comunista pres della repubblica). Anche se non sembra
questo é un grandissimo passo, lo sdoganamento degli ex comunisti alle
istituzioni, la fine della "conventio ad excludendum".

Il piu riformista di tutti nella campagna elettorale secondo me era
bertinotti, spero ora non si accontenti della camera e continnui il suo
lavoro, il suo successore alla segreteria del partito -Giordano - è
comunque molto in gamba e promette bene.

Ho comunque l'impressione che Prodi punti prima di tutto a mettere a posto i
conti e riguadagnare peso nella Comunità Europea, per questo Tommaso Padoa
Schioppa dovrebbe avere il ministero dell'Economia (sicuro al 99%), insomma
un ministro tecnico e di rigore. I conti dell'Italia sono davvero terribili,
e la reputazione internazionale ancora peggio a quanto pare.

DS (Democratici di Sinistra) DL (Margherita) ora vogliono fare il partito
unico riformista. D'alema (presidente DS) ha fatto due passi indietro che
gli rendono onore: ha lasciato la presidenza alle camere a Bertinotti e la
presidenza della Repubblica (ma non avrebbe mai vinto) a Napolitano. Ora
dovrebbe diventare vicepremier con rutelli e avere gli Esteri. Rutelli vuole
fare il vicepremier e avrà forse i Beni culturali. Mentre Fassino
(segretario DS) non entrerà in governo per occuparsi della creazione del
Partito Unico.
Sembra che si vogliano sbrigare per il partito unico anche perché se cade il
governo con quello avrebbero piu' possibilità.

Come vedi Saul, la politica in italia é sempre piu' incasinata. Io sono
contentissimo perché nella coalizione di centrosinistra alle elezione il
maggior numero di voti l'hanno avuto riformisti e radicali di sinistra:
risultato altissimo per rifondazione comunista (Bertinotti) Partito
comunista italiano (Diliberto) Verdi (Pecoraro Scanio) e Italia dei Valori
(Di Pietro). Bassissimi i risultati di UDEUR (Mastella) e consimili
democristiani. Ma il potere ricattatorio dei piccoli c'è sempre.

La chiesa continua a intromettersi - o meglio "dare consigli alla
popolazione sui media". Vedremo quanto Prodi sarà riformista, l'importante e
che il governo regga e sia affidabile, il resto viene dopo.

Ultima cosa: ogni tanto leggo il tuo blog, mi piace molto ma purtroppo
faccio un po' fatica a capire, non per il catalano, ma perché non conosco le
persone e i problemi di cui parli. Comuqnue mi piace molto, complimenti
davvero Saul.

Força a la nacio' Catalana y que viva el referendum
(catalano e spagnolo molto maccheronici)

*yk*"


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