Francesco de Gregori canta Dylan.

Els avantatges de tenir amics entesos en diverses matèries són innumerables. Jo, per exemple, cada vegada que planifico un viatge a Itàlia li envio un missatge al cantant Joan Isaac perquè em recomani tres o quatre discos per comprar que no es puguin trobar aquí i que siguin imprescindibles per a la supervivència sentimental i estètica. I fins ara no m’ha fallat mai.

Arran del viatge a Sicília que vaig fer la setmana passada, en Joan em va fer tres recomanacions: “Amore e Furto”, un disc de Francesco de Gregori amb versions de Bob Dylan, el “2014 Cascina Piovanotto” de Giorgio Conte (el germà del gran Paolo), i un doble en directe enregistrat a Gènova fa uns deu o dotze anys en un concert d’homenatge a Fabrizio de André, mort el 1999.

A la Feltrinelli de Palermo, molt a prop del Teatro Massimo, vaig buscar les tres referències i val a dir que em vaig quedar a mitges tintes: del disc de Francesco de Gregori, de 2015, tenien un exemplar que ara ja és meu; l’homenatge a Fabrizio està descatalogat des de fa anys, i de Giorgio Conte no tenien ni la menor idea. Juraria que el dependent que em va atendre sentia per primera vegada que algú li explicava que Paolo Conte tenia un germà de nom Giorgio que també cantava. Sort que aquest disc que l’amic Isaac em va recomanar es troba a Spotify

Aquí teniu la versió d’un clàssic de Bob Dylan cantat i traduït a l’italià per Francesco de Gregori i Fabrizio de André (*): el “Desolation Row” (de 1965), que es converteix en una preciosa “Via della Povertà” (la lletra en italià la trobareu a continuació):

Via della povertà (Desolation Row)

Bob Dylan (versió italiana de Fabrizio de André i Francesco de Gregori)

Il bagno turco in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà: “non l’ho saputo mai”
Girano passaporti senza foto
e cartoline dell’impiccagione
l’equilibrista e il commissario cieco
vanno a braccetto col prestigiatore
e i reparti speciali sono pronti
il circo è già arrivato qui in città
io e la mia signora ci affacciamo stasera
da via della povertà

Cenerentola sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
è proprio tale e quale a Bette Davis
con i pollici infilati alla cintura
Arriva Romeo sconsolato
e si lamenta: “la mia donna sei tu”
ma qualcuno gli dice: “sei nel posto sbagliato,
non farti rivedere più”
E l’unico rumore che rimane
dopo che l’ambulanza se ne va
è Cenerentola che lava la strada
in via della povertà

Adesso si nasconde la luna
anche le stelle sono quasi nascoste
l’indovina che legge la fortuna
se ne sta andando con le sue risposte
Ad eccezione di Abele e di Caino
e del Gobbo di Notre Dame
sono tutti occupati a far l’amore
oppure aspettano la pioggia che verrà
E il buon samaritano si sta cambiando
si mette in tiro per il gran galà
stasera si daranno un bel da fare
in via della povertà

Einstein con un cappuccio sulla testa
e i suoi diari dentro una cassetta
l’hanno visto passare appena adesso
insieme ad un monaco dall’aria circospetta
era così terribile e innocente
quando ha preso e si è fermato qui
ad annusare i fanghi del torrente
e a recitare l’A B C
e a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
come virtuoso del violino elettrico
in via della povertà

Il dottor Lurido dietro la vetrina
nasconde gli angeli di un anno fa
conserva nella formalina
i suoi pazienti senza identità
L’infermiera che recita il rosario
inginocchiata sulla scrivania
sta controllando le pastiglie del cianuro
nell’armadietto della farmacia
E per strada c’è parecchia confusione
stanno fischiando, puoi sentirli fin da qua
se appena provi a fare un po’ attenzione
in via della povertà

Ci si prepara per la grande festa
si inchiodano le tende alla parete
ecco il fantasma dell’opera
perfetto nel suo abito da prete
Stanno imboccando con dolcezza Casanova
perché si goda la sua felicità
prima di avvelenarlo di parole
e di ammazzarlo con la vanità
Ed il fantasma grida: “ragazzi, vi ho avvertito,
andatevene via da qua”
Casanova sta per essere punito
in via della povertà

A mezzanotte scatta il coprifuoco
i poliziotti tornano al lavoro
mettono le manette intorno ai polsi
di tutti quelli che ne sanno più di loro
i prigionieri vengono portati
uno per uno, dentro l’officina
dove la macchina del malincuore
gli viene stretta bene sulla schiena
E i responsabili dell’assicurazione
fanno attenzione a che nessuno esca da qua
e scaricano bidoni di benzina
in via della povertà

Sia lodato Nettuno imperatore
il Titanic naviga tra i ghiacciai
arriva l’alba e i passeggeri gridano:
“dimmi da che parte stai”
ed Ezra Pound e Thomas Eliot
discutono sul ponte di comando
i suonatori di calipso li deridono
la poppa si sta sollevando
e le sirene affacciate alle loro finestre sul mare
vanno in giro con mimosa e lillà
e non ha più molto senso fermarsi e pensare
a via della povertà

La tua lettera è arrivata proprio ieri
quando è mancata l’elettricità
ora, per favore, non essere ridicolo
non starmi a chiedere come va
Questa gente di cui mi vai parlando
non ha carattere, non ha fisionomia
ho dato a tutti quanti un’altra faccia
e ho usato nomi di fantasia
D’ora in avanti, ti prego, non insistere
comincio a leggere con difficoltà
sempre che non mi mandi le tue lettere
da via della povertà

(*) La primera versió de “Desolation Row” es va publicar l’any 1974 en el disc “Canzoni” de Fabrizio de André. Escolteu aquí sota la versió del gran Faber:

(si cliqueu al damunt, la imatge es farà una mica més gran)

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